Alcuni cenni storici
Origine del nome
Il nome del Passo della Mendola (in tedesco Mendelpass) deriva dal toponimo altoatesino Mendel, riferito storicamente al monte di Caldaro (Kalterer Berg), da cui prende il nome l'intera Costiera della Mendola. Il termine, di antica origine, è stato poi associato al valico alpino e al relativo storico maso Mendelhof.
Ambita meta turistica
Il passo della Mendola già alla fine del ‘800 divenne metà del turismo di elitè, metà preferita delle ricche e nobili famiglie asburgiche: anche l’Imperatrice Elisabetta d’Austria(Sissi) soggiornò e passò qualche giorno negli anni 1889 e 1894.
La Mendola era considerata a quell’epoca una località per un turismo di lusso, dove erano presenti diversi alberghi di elitè: strutture di accoglienza prestigiose create per rispondere alle esigenze della clientela più sofisticata.
I principali alberghi
Il Grand’Hotel Penegal, aperto al pubblico nel 1896, conteneva più di 120 locali tra camere e saloni, 24 balconi esterni; uno spazioso ristorante; una sala da biliardo; un salone per signore; una sala da musica e da pranzo alta 5 metri, capace di contenere 200 persone(l’attuale Salone Imperiale).
Il reparto logistico: la cucina, la lavanderia ecc. erano sistemati in un piano all’esterno, però collegato alla struttura ricettiva da un apposito passaggio. All’esterno c'era una torre con orologio, alta 10 metri. Tutt’intorno al fabbricato 20 ettari di bosco.
Nel 1905, fu inaugurato il “bagno di sole”: area, collocata in un'area boscata e con prato antistante dotato di: attrezzatura ginnica e per il riposo e di una piccola vasca per bagni.
Negli anni ’80 l’hotel andò rapidamente in degrado per poi essere ristrutturato, a partire dagli anni ’90, a condominio “Villa Imperiale” con più di cento appartamenti, mantenendo però le tipiche facciate che ricordano l’originale struttura del periodo austro-ungarico di un tempo.
Il Mendelhof, acquistato come antico maso nel 1885 fu trasformato nel primo albergo di lusso della Mendola con ben quaranta stanze per 70-80 posti letto.
L’Hotel Mendelpass edificato tra il 1901-1902 con offerta di cure balneari e un servizio di lusso con illuminazione elettrica e riscaldamento nelle stanze. Disponeva di 200 camere e 300 posti letto. La sala da pranzo contava 450 coperti.
Collegamenti stradali
Fino agli agli ultimi anni del XIX° secolo il passaggio dalla Val di Non all’Oltradige altoatesino era una strada appena carrozzabile, poco più di un sentiero, che passava per la Mendola. Lungo l’itinerario vi era un maso-osteria per il cambio dei cavalli ed i passanti potevano rifocillarsi e pernottare per la notte.
Dal 1880 però inizia la costruzione della nuova arditissima strada che sale da Appiano-Caldaro fino al Passo della Mendola. Fu progettata come strada militare e terminata nel 1885, ma in breve tempo acquisì interesse turistico e commerciale, trasformando la Mendola in una località di villeggiatura estiva di primissimo ordine. Con i suoi numerosi tornanti, quasi 20, e il notevole dislivello che superava, oltre 1.000 metri, la Strada della Mendola si candidava a diventare uno dei passi alpini più noti e panoramici del territorio, con ampia vista su Bolzano e scorci verso est sul Latemar e le Dolomiti di Fiemme e Fassa. Il percorso è sede della nota competizione automobilistica Bolzano-Mendola.
Collegamenti ferroviari
Lo sviluppo turistico, dovuto alla nuova strada di accesso, aveva aumentato l’importanza della Mendola, tanto che la stessa divenne in breve insufficiente a sopportare il crescente afflusso turistico e così si pensò di integrare la comunicazione con il sistema ferroviario.
Nel 1902 entro in funzione la funicolare a cremagliera e solo dopo 7 anni e precisamente il 10 settembre 1909 veniva inaugurata la tranvia elettrica Dermùlo-Fondo-Mendola a scartamento ridotto, con un percorso di km.27, che metteva in collegamento anche vicini paese dell’Alta Anaunia.
Il tracciato passava, sul tratto iniziale dell’attuale S.P.19 entrando in paese per poi proseguire fino al passo Mendola. L’opera tranviaria, tra le infrastrutture turistiche più importanti del tempo, aveva anche significato sociale ed economico: puntava ad avvicinare la città di Trento(raggiungibile con la Trento-Malè che passava per Dermulo) alle vallate periferiche ed esemplificava la fiducia nell’utilizzo dell’energia elettrica come mezzo di sviluppo.
Nel 1933 durante il regime fascista, la tranvia fu smantellata e parte del suo materiale fu utilizzato per costruire una linea ferroviaria in Etiopia.